Tale programma può richiedere tempi lunghi dato che i gruppi muscolari sono tanti e si deve ricreare un ritmo muscolare preciso, si devono cioè ri-allenare i vari gruppi e ciò richiede tempo.
Terapia Chirurgica.
In quei casi nei quali la terapia riabilitativa o con medicamenti non risolva il problema si dovrà arrivare all’intervento chirurgico che oggi si può eseguire con la “sonda” cioè in artroscopia.
Con la piccola sonda si asporta la borsa ormai cronicamente infiammata e si “ pulisce” il tendine.
Dopo l’intervento è indispensabile eseguire un programma riabilitativo mirato al recupero della forza dei vari muscoli.
B) Lesioni / rotture della Cuffia
I tendini della Cuffia , sopra tutto il Sovraspinato, si possono ledere sia per degenerazione con il passare dell’età, sia per un trauma, una caduta o nei casi in cui la spalla si lussa.
La lesione di questi tendini provoca dolore e spesso impossibilità ad eseguire i normali movimenti del braccio, sopratutto alzarlo.
Terapia Chirurgica
Spesso si deve arrivare all’intervento di riparazione del tendine lesionato.
L’intervento può essere eseguito sia con tecnica così detta “aperta” cioè mediante una incisione, sia con tecnica artroscopica, cioè senza grandi incisioni, ma con piccoli fori attraverso cui passa la sonda e vengono eseguite le suture del tendine.
La riabilitazione Siate ...pazienti !
Il recupero dopo intervento di riparazione dei tendini della cuffia non è rapido.
Il nostro protocollo può essere diviso in tre fasi. La durata di ogni fase non si può stabilire nè prevedere: dipende dal tipo di lesione, da quanto tempo era leso il tendine, dalla situazione dei muscoli , inoltre ogni paziente reagisce in modo differente.
Nella prima fase, dopo un certo periodo di immobilità, che avrà stabilito il Chirurgo , si inizia la mobilizzazione passiva: il Terapista eseguirà la mobilizzazione del braccio e vi insegnerà a muovere l’arto operato con l’aiuto di quello sano.
Questa prima fase può durare varie settimane , dato che spesso è presente dolore per cui si faranno anche applicazioni con strumenti per ridurre il dolore ( Ultrasuoni, Laser ecc.)
La mobilizzazione dovrà interessare anche la scapola che è essenziale per il recupero di tutta la funzione della spalla.
Dato che non si deve recuperare solo la spalla ma tutta la funzione muscolare, sopratutto negli sportivi, oltre gli esercizi mirati alla spalla,viene eseguito un programma di allenamento anche di gruppi muscolari “ lontani”, come i muscoli della schiena, del bacino e delle gambe per recuperare tutta quella “catena “ di movimento globale.
Nella seconda fase si procede al miglioramento della forza dei vari gruppi muscolari.
Questo avviene gradualmente con i vari gruppi, sopratutto importanti sono quelli scapolari e quelli scapolo toracici.
Dato che non si deve recuperare solo la spalla ma tutta la funzione muscolare, sopratutto negli sportivi,oltre agli esercizi mirati per la spalla, viene eseguito un programma di allenamento anche di gruppi muscolari “ lontani”, come i muscoli della schiena, del bacino, e delle gambe per recuperare tutta la “catena” di movimento globale.
Nelle terza fase si completa il recupero funzionale integrando il movimento con la forza e quindi ristabilendo la coordinazione del movimento, ri-allenando cioè i vari gruppi muscolari (anche quelli delle gambe!) a riprodurre i diversi gesti quotidiani e dello sport.
Questa fase è la più importante e delicata e spesso richiede grande applicazione da parte del paziente, sopratutto gli sportivi, che devono allenare la “ memoria “ muscolare che si era perduta con il trauma.
C) Lussazione – Instabilità della spalla
La lussazione della spalla significa che la testa dell’omero esce dalla zona dove è contenuta, la glena della scapola ciò avviene in genere per un trauma o una caduta.
Nel momento in cui la testa omerale fuoriesce si crea una lesione dei legamenti, di solito quelli anteriori che sono inseriti alla glena mediante una struttura simile ai menischi che è detta labbro della glena.
Quando la lussazione avviene in persone giovani, sotto i 30 anni, di solito essa si ripete nel tempo.
Un piccolo numero di persone nasce con una certa lassità dei legamenti e quindi si può lussare la spalla anche senza traumi violenti.
Terapia Chirurgica
Se la lussazione si ripete nel tempo si deve ricorrere all’intervento di stabilizzazione: ricucire cioè i legamenti e riparare il labbro della glena.
Oggi, sempre più spesso tale intervento è eseguito in artroscopia che permette una più precisa riparazione delle zone lesionate, la ferita chirurgica è minima così come il dolore postoperatorio e il recupero in genere più accelerato.
Riabilitazione dopo intervento per lussazione
Vi vogliamo mobili e forti !
Il fine ultimo dell’intervento e della successiva riabilitazione è quello di avere una spalla stabile, forte che non si lussi più, ma anche che non perda la sua normale motilità.
Come per la riabilitazione dopo intervento ai tendini della cuffia, anche nel caso della instabilità, la riabilitazione prevede tre fasi, di durate variabile a seconda dei casi e della risposta del paziente.
Nella prima fase, dopo un periodo di immobilità, si vuole recuperare il movimento della spalla, ciò si ottiene con progressivi esercizi di mobilizzazione passiva e quindi attiva.
Diamo molta importanza in questa fase anche a tutta la postura , che deve essere sempre corretta,
e al mantenimento del tono degli altri gruppi muscolari.
Nelle seconda fase si iniziano esercizi di rinforzo, prima con contrazione eccentrica (o negativa)
e quindi concentrica; si rinforzano anche muscoli lontani dalla spalla: toracici, addominali,lombari e degli arti inferiori, si utilizzano anche tecniche secondo il metodo Pilates specialmente in sportivi.Si inizia a recuperare, riallenandola, la propriocettività, che è la sensazione che normalmente abbiamo di dove il braccio si posiziona nello spazio
Nelle terza fase si recupera il gesto: cioè tutta la sequenza di movimenti che avvengono durante la vita quotidiana e sopratutto nell’attività sportiva.
Si devono ri-condizionare catene muscolari che dagli arti inferiori procedono al braccio, si cerca sopratutto di recuperare quella capacità di movimento torsionale che si è visto, con recenti studi di biomeccanica e neurofisiologia, essere la base costante di ogni movimento.
|